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25 feb 2026

Iperammortamento 2026: quello che le imprese devono sapere

Che fine ha fatto la Transizione 5.0?

Elementi finanziari e grafico - Freepik

Una domanda provocatoria che apre un tema caldo per le imprese italiane da qui al prossimo triennio: l’introduzione dell’iperammortamento, ovvero un potente strumento di finanza agevolata a sostegno degli investimenti effettuati dai titolari di reddito d’impresa valido fino al 30 settembre 2028.

L’evoluzione del Piano 5.0

Quella a cui stiamo assistendo non è una novità assoluta, bensì un’evoluzione di quanto già in atto. L’iperammortamento, infatti, non è altro che un Nuovo Piano Transizione 5.0 a supporto degli investimenti in beni strumentali, materiali e immateriali, nell’arco di un orizzonte temporale di tre anni. Se, tuttavia, il credito d’imposta agisce dopo l’investimento, con il recupero di una parte della spesa, l’iperammortamento incide sulla tassazione, riducendo subito l’imponibile su cui si calcolano le imposte. Ma quali sono le principali differenze tra i due modelli?

Le differenze principali

La durata dell’incentivo

Innanzitutto, l’estensione temporale. Al contrario di quello attuale, il Piano Transizione 5.0 originale era limitato agli investimenti effettuati nel 2026. Proprio questa finestra temporale più ampia è motivo di scelta per le imprese che, altrimenti, difficilmente farebbero l’investimento, in quanto offre il tempo necessario per la pianificazione di investimenti strutturali e complessi che richiedono un iter lungo tra progettazione e messa in funzione.

Le aliquote riproporzionate

A cambiare sono anche le aliquote, inversamente proporzionali all’intensità dell’investimento. Se, prima, il risparmio energetico costituiva una parte importante del Piano, ora questo si concentra unicamente sulla digitalizzazione degli impianti, con aliquote del 50%, 100% o 180% per l’acquisto di macchinari industriali e software 5.0, senza maggiorazioni per investimenti con efficientemento energetico. Permane l’ammissibilità degli impianti di autoproduzione di energia da fonte rinnovabile, anche se non trainati da un investimento in macchinari industriali.

Manager osserva i dati - Freepik

La provenienza dei beni

In una fase iniziale, il nuovo piano - non ancora entrato pienamente in attività - aveva introdotto anche una stretta in merito alla provenienza dei beni ammessi, che dovevano essere necessariamente prodotti in UE o nello Spazio Economico Europeo, intesi come luogo in cui si concentra la produzione o la trasformazione sostanziale. Tuttavia, sono già state annunciate modifiche significative sul superamento dei confini territoriali*.

La clausola del Made in UE, messa in discussione dai settori in cui l’offerta europea non è sempre in grado di coprire la domanda di macchinari tecnologicamente avanzati, è considerata uno strumento di tutela e rafforzamento della produzione europea per orientare gli investimenti verso una filiera produttiva più local. Il riconoscimento dell’origine è più facile per i beni materiali, più difficile per i beni immateriali come i software, la cui provenienza deve essere attestata dal produttore o dal licenziante attraverso specifica dichiarazione.

*Le informazioni condivise sono in continuo aggiornamento.

I nuovi beni agevolabili

Ma altre novità coinvolgono proprio i beni agevolabili. Tra quelli materiali rientrano le infrastrutture di calcolo per IA e simulazione, come dispositivi e sistemi di edge computing, le reti di connettività industriale avanzata e le infrastrutture di sicurezza informatica OT/IT. Tra quelli immateriali, invece, software, sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali funzionali alla trasformazione digitale delle imprese, ad esempio per la gestione e il coordinamento della produzione (SCADA, MES, soluzioni con caratteristiche riconducibili ai paradigmi dell’IoT e del cloud computing) e/o in grado di comunicare e condividere dati e informazioni tra loro e con l’ambiente circostante grazie a una rete di sensori intelligenti interconnessi. Prima dell’iperammortamento, il software 4.0 era stato escluso dagli incentivi 4.0 del 2025.

Responsabili di produzione consultano i dati dal software gestionale - Freepik

Infine, a differenza del Piano Transizione 5.0 che prevedeva un credito d’imposta per la formazione del personale, il nuovo piano esclude questa possibilità, in quanto solo poche imprese ne hanno precedentemente fatto uso, rendendo poco significativi i risultati.

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